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Architettura e animalità: una storia da scrivere


Abstract


Architettura e animalità: una storia da scrivere architettura e animali potrebbero sembrare le classiche due parallele che non si incontrano mai. Gli animali spariscono per mezzo dell’architettura e l’architettura sembra non accorgersi di loro, dal momento in cui viene pensata, visualizzata e discussa fino al momento in cui ce la troviamo davanti, costruita. Se cerchiamo nelle pieghe della storia dell’architettura il suo contatto più immediato e ricorrente con la sfera dell’animalità, è chiaro sin da subito: l’Homo faber, ben saldo su due gambe e con degli attrezzi in mano, ha guardato l’attività animale da un punto di vista antropocentrico, classificando prima e copiando poi nella struttura termitai, dighe, ragnatele, tane e nidi, costruendo recinti dove imprigionarli e fabbriche e zoo per trasformare i loro corpi in beni di consumo. Gli animali ci sono ma non si vedono. in questo l'architettura si rivela essere una delle tante forme in cui il sistema di dominio di una specie (quella umana) su tutte le altre si manifesta in maniera inequivocabile.


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DOI: http://dx.doi.org/10.13135/2284-4090/1583

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