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Analisi della purezza radiochimica del 99mTc- MAG3 come garanzia di elevata qualità: metodiche cromatografiche a confronto


Abstract


Scopo: Il 99mTc-MAG3 è il radiofarmaco più largamente impiegato per la diagnosi di alterazioni in campo nefro-urologico. Il nostro studio ha posto a confronto le due metodiche cromatografiche maggiormente utilizzate nel controllo di qualità della Purezza Radiochimica (P.R.) del 99mTc-MAG3: la cromatografia su strato sottile (TLC) e l’estrazione in fase solida (SPE), al fine di stabilire un’eventuale equivalenza tra le due o la definizione di un fattore di correzione che permetta il passaggio da una metodica all’altra senza perdita di accuratezza nell’analisi. Lo scopo secondario del lavoro è stato quello di analizzare la diversa sensibilità dei campioni SPE in relazione alla variazione della concentrazione radioattiva del radiofarmaco (0,11 GBq/ml, 0,6 GBq/ml, 0,1 GBq/ml, 0,25 GBq/ml), alla riduzione del volume di radiofarmaco dal valore standard di 100 µl a 75 µl e 50 µl ed alla modalità di acquisizione delle frazioni SPE usando uno schermo ed un lettore per autoradiocromatografia o lo strumento della gamma camera.

Materiali e Metodi: I diversi esperimenti condotti possono essere classificati in base alla modalità di marcatura proposta (concentrazione radioattiva del preparato), al metodo cromatografico impiegato per l'analisi della P.R., alla metodica di rivelazione utilizzata ed al volume dei campioni di 99mTc-MAG3. I test utilizzati per l'elaborazione statistica dei dati sono stati: test U Mann- Whitney (non parametrico e ad una coda) ed il test dell'analisi della varianza (ANOVA single factor) (p value < 0,05).

Risultati: L'analisi della P.R. del 99mTc-MAG3 con le TLC per le quattro diverse concentrazioni radioattive ha mostrato una differenza non statisticamente significativa (valore della P.R. molto maggiore del 95% minimo stabilito dalla Farmacopea) mentre, se comparata con l'analisi della P.R. con la SPE delle due concentrazioni radioattive maggiormente impiegate negli studi clinici (0,11 GBq/ml e 0,6 GBq/ml), quest'ultima evidenzia una differenza statisticamente significativa. Il confronto tra i due diversi sistemi di rivelazione impiegati nella tecnica SPE ha anch'esso mostrato una differenza non statisticamente significativa (entrambi i rivelatori possono essere quindi usati in maniera indifferente). Non è stato possibile calcolare il fattore correttivo che ci eravamo proposti nello scopo del lavoro. Inoltre i test statistici che hanno messo a confronto le colonnine portate a secco da quelle non portate a secco hanno evidenziato l'importanza della procedura a secco. Infine la riduzione del volume del campione di radiofarmaco dal valore di riferimento ha portato a risultati statistici non sovrapponibili.

Conclusioni: È stato possibile validare il metodo SPE per il controllo di qualità della P.R. del 99mTc-MAG3, ponendo attenzione a non ridurre il volume analitico da quello di riferimento (100 µl), senza che vi siano differenze di rivelazione tra i sistemi dell'autoradiocromatografia e della gamma camera. La TLC è stata confermata come il metodo cromatografico di riferimento per tale controllo di qualità, data la sua più alta ripetibilità rispetto alla SPE. La metodica di controllo SPE, così messa a punto, verrà quindi riservata alle preparazioni di 99mTc-MAG3 che alla TLC risulteranno particolarmente ricche di impurezze lipofile ad alto peso molecolare separabili solo con le colonnine, affiancate alla metodica di riferimento TLC. In conclusione, l’orientamento futuro è quello predisporre ulteriori indagini per la valutazione delle variabili chimiche (O2? Sn2+?) implicate nei processi redox che concorrono a dare un’influenza diversa sul risultato di purezza radiochimica nel saggio su colonnine rispetto alla TLC, migliorando così anche i risultati di ripetibilità inter-day.


Parole chiave

99mTc-MAG3; radiofarmaco; radiofarmacia; medicina nucleare; purezza radiochimica (P.R.); croma-tografia a strato sottile (TLC); estrazione in fase solida (SPE); cromatografia; gamma camera; au-toradiocromatografia; kit freddi; marcatura a caldo.



DOI: http://dx.doi.org/10.13135/2532-7925/2300

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