Ricercari

Superfici ed essenze della memoria. Ferruccio Busoni e la Fantasia nach Johann Sebastian Bach


Abstract


Il presente saggio colloca la Fantasia nach J.S. Bach nella complessa tassonomia delle trascrizioni busoniane. In particolar modo, mette in rilievo la concezione «organica» dell’opera, tipica di Busoni, che si sviluppa qui sulla base di una peculiare categoria di memoria, sia a livello intra- sia extra- musicale. Ripetizioni trasformate, variazioni e ritorni tematici si intrecciano col significato di alcuni Corali bachiani e col ricordo per la scomparsa del padre. Nel milieu culturale fra Otto e Novecento, simili principi formali veicolavano significazioni altamente simboliche, fra cui rielaborazioni del passato umano (spicca la «Sonata di Vinteuil» nella Recherche di Proust). Busoni, tuttavia, sostenitore di una musica «assoluta» in quanto «terza via» fra formalismo e musica a programma, rifugge da analogie di superficie onde esprimere una memoria metafisica. Per dimostrare questa tesi, l’autore mette in relazione l’estetica della Fantasia con gli scritti di Busoni, e ripercorre in modo critico anche le teorie di L. B. Meyer su musica ed emozione e quelle di alcuni studiosi della narratologia musicale (A. Newcomb, J.J. Nattiez).

Surfaces and Essences of Memory. Ferruccio Busoni and his Fantasia nach Johann Sebastian Bach
This essay considers Busoni’s Fantasia nach Johann Sebastian Bach (“to the memory of my Father Ferdinando”) within the complex taxonomy of his piano transcriptions. The author emphasizes Busoni’s “organic” conception of the musical work, which, in this case, is developed on the basis of a peculiar category of memory, both at an intra- and extra-musical level. Transformed repetitions, variations and thematic recurrence blend with the symbolical meanings of Bach’s Chorals and with the memory of Busoni’s father’s passing. In the cultural milieu of the turn-of-the-century, these formal principles conveyed highly symbolical meanings, including the idea of reshaping human past (outstanding the case of the Vinteuil Sonata in Proust’s Recherche). Busoni, however, was a supporter of “absolute” music as a “third way” between formalism and program music, so he rejected merely exterior analogies in order to express metaphysical memory. The author of this article establishes a relationship between the aesthetic vision of the Fantasia and the writings of Busoni, while simultaneously carrying out a critical review of L. B. Meyer’s theories on music and emotion, and of some scholars involved in musical narratology such as A. Newcomb and J. J. Nattiez.


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ISSN  2240-7944