Il centenario della rivoluzione dell’Ottobre 1917 ha scatenato dappertutto, com’era del resto prevedibile, una congerie di iniziative culturali, tavole rotonde, conferenze e pubblicazioni di tenore molto diverso. La celebrazione dell’anniversario è servita così a stimolare la riflessione su un evento che, comunque lo si giudichi – e le opinioni al riguardo sono tutt’altro che concordi e univoche anche a distanza di un secolo –, ha rappresentato una cesura epocale, foriera di conseguenze durature e drammatiche, del XX secolo.

Il presente volume è il risultato della combinazione di due eventi, indipendenti ma al contempo strettamente collegati fra loro dal punto di vista tematico: all’interno della conferenza annuale dell’Associazione per lo Studio in Italia dell’Asia Centrale e del Caucaso (ASIAC), tenutasi a Torino il 6 e 7 novembre 2017, una sessione è stata dedicata alla questione degli alfabeti nel nuovo contesto politico-culturale che seguì la presa di potere dei bolscevichi e la formazione dell’Unione Sovietica dopo i terribili anni della guerra civile. Il secondo evento è stato il convegno internazionale “Dopo la Rivoluzione. Strategia di sopravvivenza in Russia dopo il 1917”, tenutosi all’Università degli Studi di Torino dal 7 al 10 novembre 2017 e organizzato dal Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere e Culture Moderne, dal Dipartimento di Culture, Politiche e Società, dal Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione e dall’associazione Memorial Italia, e che ha coinvolto studiosi stranieri e italiani di diverse discipline (linguistica, storia, letteratura, cinema, architettura, e altre). L’idea alla base dei convegni è stata la volontà di dare voce ai vinti, alle vittime dell’utopia, della sua fine repentina e della sostituzione della stessa con forme di governo più “canoniche”. A fronte di ciò, in Russia le grandi speranze degli ultimi anni Dieci hanno reso possibile la definizione di una serie di proposte altrettanto utopiche, l’elaborazione di utopie personali, svincolate dal discorso statalista, che alcune figure hanno voluto e saputo portare avanti per sé, vivendo di fatto, quando possibile, due vite parallele, quella “statalizzata”, di facciata, sovietica, e una vita intima, che spesso si risolveva in una sfera artistica, avulsa dal discorso ideologicamente marcato, due vite che si sviluppavano su binari completamente diversi.

«Rivoluzione visiva attraverso visioni rivoluzionarie: alfabeti, cinema e letteratura in URSS» riprende e sviluppa alcune delle tematiche affrontate durante quegli incontri.

La prima sezione verte intorno all’idea generale della «rilettura»: della storia da parte dell’arte, di forme artistiche da parte di altre forme artistiche, del passato da parte del presente. Essa contiene contributi dedicati all’immagine che il cinema russo degli ultimi dieci anni propone degli avvenimenti del 1917 e della Guerra Civile che ne scaturì, alla rivisitazione in forma di film d’animazione della pièce Potec di A. Vvedenskij ad opera di A. Fedulov, e ai destini postrivoluzionari di alcuni collaboratori del quotidiano moscovita Žizn’ (22 aprile-6 luglio 1918).

I contributi della sezione alfabetica sono collegati, direttamente o indirettamente, positivamente o negativamente, alla latinizzazione condotta in Unione Sovietica e, più in generale, alle questioni legate alla questione alfabetica nella fase iniziale di fervente cambiamento (orto)grafico. Pur toccando singoli aspetti di questioni che riguardano principalmente il Caucaso e l’Asia Centrale, essi offrono al lettore svariati spunti e stimoli di riflessione sul rapporto fra scrittura e identità̀, mostrando quanto fosse sentita, in epoca sovietica, la questione alfabetica, e quanto sia importante oggi studiarla da una prospettiva non centralista, ma che tenga conto invece della peculiarità̀ e particolarità delle singole realtà e lingue locali.

Massimo Maurizio è ricercatore di Slavistica e insegna Lingua russa e Letteratura russa presso il Dipartimento di Lingue e Letterature straniere e Culture moderne dell’Università di Torino.

Vittorio Springfield Tomelleri è professore associato di Slavistica e insegna Filologia slava e Lingua e traduzione russa presso il Dipartimento di Studi Umanistici - Lingue, Mediazione, Storia, Lettere, Filosofia dell’Università di Macerata.

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Massimo Maurizio, Vittorio Springfield Tomelleri (a cura di), Rivoluzione visiva attraverso visioni rivoluzionarie: alfabeti, cinema e letteratura in URSS, Dipartimento di Lingue e Letterature straniere e Culture moderne, Università di Torino, 2018

ISBN: 978-88-7590-134-9

(«QuadRi» – Quaderni di RiCOGNIZIONI, VIII)

Pubblicato: 2019-05-23

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