L’imaging dell’amiloide in PET: stato dell’arte e considerazioni tecniche

Contenuto principale articolo

Antonietta Arminio
Tommaso Prioreschi

Abstract

INTRODUZIONE


Lo sviluppo di radiofarmaci PET adatti all’identificazione e alla quantificazione in vivo delle placche di β Amiloide è stato al centro di intensi sforzi di ricerca, rappresentando un utile mezzo per il loro rilevamento non invasivo nei soggetti affetti da malattia di Alzheimer. Lo scopo di questo articolo è quello di fornire una panoramica generale sull’applicazione dei radiofarmaci PET oggi disponibili per l’imaging in vivo delle placche di β amiloide. L’obiettivo quindi, è quello di illustrare le caratteristiche chimiche e di sintesi di tali e fornire una descrizione tecnica dei protocolli di acquisizione, mantenendo sempre il paziente al centro di ogni passaggio.


MATERIALI E METODI


I radiofarmaci per l’imaging PET della β amiloide si dividono in due grandi classi: i composti planari etero aromatici e gli analoghi degli alcheni. Trai i primi si annoverano il 11C PiB e il 18F Flutemetamol, mentre tra i secondi i più utilizzati sono i seguenti: [18F] Florbetaben; [18F] AV-45, Florpiramina, [18F] Florbetapir. Un protocollo idoneo e standardizzato a seconda del radiofarmaco utilizzato unitamente ad accortezze tecniche e a una buona comunicazione con l’assistito, contribuiscono alla buona qualità della prestazione offerta, sia in termini di efficacia che di sicurezza delle cure.


Nei confronti dell’utente è importante avere un atteggiamento professionale volto all’ascolto attivo, formulare frasi brevi, precise, composte da parole semplici e chiare, parlare lentamente e dare tempo per rispondere e risolvere eventuali dubbi. Il paziente affetto da demenza necessita di un ambiente rilassato e non giudicante.


Le attuali PET/TC in commercio sono dotate di strumenti quali il controllo automatico dell’esposizione a radiazioni ionizzanti e algoritmi iterativi, utili a ridurre e ottimizzare l’esposizione; inoltre i parametri di scansione possono variare in funzione del tipo di scanner. Nella pratica clinica è di uso comune utilizzare 120 KV e 60-100 mA, per ottenere una buona mappa di correzione dell’attenuazione e localizzazione morfologica. La scansione PET viene ricostruita su una matrice 256×256 utilizzando un algoritmo iterativo con filtro passa-basso gaussiano. Entrambi i dati PET e TC sono costruiti con un FOV di 25-30 cm.


CONCLUSIONI


I radiofarmaci oggigiorno disponibili devono essere conosciuti per le rispettive specifiche dal TSRM, al fine di garantirne la corretta acquisizione e rispetto delle tempistiche. Una adeguata implementazione delle competenze tecniche e delle soft skills comunicative crea un contesto adeguato al delicato equilibrio dei pazienti affetti da AD, ponendo la persona e le sue specifiche necessità al centro dell’attività sanitaria.

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Dettagli articolo

Come citare
Arminio, A., & Prioreschi, T. (2022). L’imaging dell’amiloide in PET: stato dell’arte e considerazioni tecniche. Journal of Biomedical Practitioners, 6(1). Recuperato da https://www.ojs.unito.it/index.php/jbp/article/view/6848
Sezione
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