Archivio call

Cina e Asia interna: oltre le Nuove Vie della Seta

Anno 2022, volume 13, numero 1

Il lancio della Belt and Road Initiative (BRI) nel 2013 ha permesso alla Cina di estendere la propria influenza in Asia interna, controbilanciando al tempo stesso le aspirazioni per una zona di integrazione politica ed economica promossa dalla Russia – l’Eurasian Economic Union, EAEU –con il chiaro intento di ristabilire la propria influenza nello spazio post-sovietico. L’Asia interna è dunque oggi l’arena in cui diversi attori, tra cui la SCO (Shanghai Cooperation Organization), l’Unione Europea tramite l’Eastern Partnership, ma anche la NATO e gli USA, cercano di espandere ed affermare la propria influenza. Sebbene i principali obiettivi della BRI siano l’inter-connettività dei trasporti, il finanziamento delle infrastrutture e l’integrazione dei mercati finanziari, le azioni intraprese hanno profonde ricadute anche in ambito sociale, ambientale e persino linguistico. Fino ad oggi i progetti people-to-people, che pure sono un pilastro della BRI, hanno ricevuto scarsa attenzione nell’attribuzione dei fondi, quasi totalmente destinati al sostegno degli interventi economici e infrastrutturali. A dieci anni dal lancio della BRI è il momento per una riflessione su come questi progetti impattino sulle comunità locali e sulle minoranze che in Asia interna hanno rilevanza anche transfrontaliera, come nel caso degli uighuri, dei kazaki, o dei tajiki presenti sia in Cina che nei paesi confinanti. La sempre più pervasiva influenza cinese in questi territori, per decenni parte o satelliti dell’Unione Sovietica, come nel caso della Mongolia, ha avuto riflessi importanti, ma non imprevedibili, anche nel campo delle politiche linguistiche e dell’istruzione.  La dimensione religiosa, che storicamente ha svolto una funzione di collante in queste aree, collega di fatto le minoranze transfrontaliere – mongoli, uighuri, tajiki – delineando spazi di azione e reazione alle sempre più accentuate politiche di controllo delle autorità cinesi. Infine, di non minore importanza sono gli aspetti legati alle ricadute socio-ambientali e di sviluppo sostenibile che definiscono la percezione delle iniziative legate alla BRI in seno alle comunità locali.

Questo numero di OrizzonteCina accoglie articoli non precedentemente pubblicati che offrano un contributo originale su tematiche significative riferite ai rapporti tra Cina e Asia interna. Fra i temi di interesse del numero rientrano in particolare (ma non esclusivamente):

  • le dinamiche di integrazione dell'economia della provincia dello Xinjiang con l'Asia interna;
  • le implicazioni per la Cina della gestione della sicurezza in Asia interna dopo il ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan;
  • le relazioni sino-russe con particolare riferimento all’Asia interna;
  • spinte centrifughe e movimenti separatisti nelle province cinesi dell’Asia interna;
  • sinofilia e sinofobia in Asia interna;
  • la dimensione religiosa come spazio di interazione transfrontaliero, con particolare riguardo alle influenze reciproche tra Islam cinese e Islam prevalente nei paesi centro-asiatici;
  • l’evoluzione dei rapporti tra Cina e Mongolia e il posizionamento di quest’ultima rispetto alla BRI;
  • gli aspetti legati all’istruzione nella BRI, quali la presenza e le attività degli Istituti Confucio nella regione e le mobilità di docenti e studenti tra la Cina e le università dei paesi dell’Asia interna;
  • le implicazioni linguistiche legate alla crescente presenza cinese in Asia interna;
  • le ricadute e le percezioni dei progetti BRI in ambito socio-ambientale.


"Nuova era" e relazioni internazionali. Pratiche e discorsi di una Cina in ascesa

 Anno 2021, volume 12, numero 2-3

Nella Cina della "Nuova era", la ricerca di un adeguato status internazionale rappresenta una componente essenziale dei processi di legittimazione politica interna. "Rialzatasi" (zhànqǐlai 站起来) nell'era di Mao Zedong e “arricchitasi” (fùqǐlai 富起来) nell’era di Deng Xiaoping, la Cina di Xi Jinping ambisce ora a “rafforzarsi” (qiángqǐlai 强起来) internazionalmente, portando con ciò a definitivo compimento la “grande rinascita della Nazione cinese” (Zhōnghuá mínzú wěidà fùxīng 中华民族伟大复兴) promessa dal Partito comunista. L’obiettivo pare oggi più che mai a portata di mano, in un contesto internazionale che – agli occhi della dirigenza cinese – risulta non solo caratterizzato dal protrarsi di un “periodo di opportunità strategica” (zhànlüè jīyù qī 战略机遇期), ma anche dal manifestarsi di “cambiamenti senza precedenti in un secolo” (bǎinián wèiyǒu zhī dàbiàn jú 百年未有之大变局) tali da prefigurare “l’ascesa dell’Oriente e il declino dell’Occidente” (dōngshēng xījiàng 东升西降).

In questo contesto, l’azione di politica estera della Cina si caratterizza per un’inedita ambizione che pare aver ormai definitivamente archiviato – tanto sul terreno delle pratiche quanto su quello dei discorsi – il “basso profilo” (tāoguāng yǎnghuì 韬光养晦) della vecchia era. Una linea di maggior intransigenza si rileva nelle pratiche e nei discorsi di Pechino entro il perimetro della propria periferia, con riferimento in particolare alle controversie territoriali oltre che all’irrisolta questione di Taiwan. Al tempo stesso, questa inedita ambizione caratterizza la proiezione della Cina oltre il tradizionale orizzonte regionale. Così, alla pressione crescente esercitata dagli Stati Uniti sin dall’amministrazione Obama, Pechino risponde articolando una sua visione dell’ordine internazionale e rivendicando un proprio “potere discorsivo” (huàyǔquán 话语权) nello spazio pubblico globale. In questo senso, la Belt & Road Initiative (BRI) rappresenta solo la più visibile manifestazione di un più generalizzato attivismo della Cina, volto a plasmare, adattare o contestare norme, regole e istituzioni dell’ordine internazionale liberale così come globalizzatosi alla fine della Guerra fredda.

Questo numero di OrizzonteCina accoglie articoli non precedentemente pubblicati che offrano un contributo originale su tematiche significative riferite alla Cina della "Nuova era" nella politica internazionale, alle relazioni tra la Cina e i principali attori della politica internazionale, nonché alle reazioni di questi ultimi all'ascesa cinese. Fra i temi di interesse del numero rientrano in particolare (ma non esclusivamente):

  • le percezioni cinesi dell'attuale contesto internazionale, il dibattito interno alle comunità epistemiche rilevanti e l'evoluzione del discorso ufficiale sul ruolo internazionale della Cina;
  • il rapporto fra i processi di legittimazione politica interna, la riaffermazione delle credenziali nazionali del Partito comunista e il perseguimento dello status internazionale di grande potenza come vettore della politica estera del paese;
  • la politica di Pechino verso la tradizionale periferia, inclusa la politica verso Taiwan, le controversie territoriali nel Mar cinese meridionale e orientale, le relazioni con il Giappone e le due Coree, con l’ASEAN e i Paesi del Sudest asiatico;
  • la politica della Cina verso gli Stati Uniti dall’amministrazione Trump all’amministrazione Biden, così come la politica verso altri primari attori internazionali (Russia, India, Unione Europea, Brasile ecc.);
  • l’evoluzione dell’atteggiamento cinese verso norme, regole e istituzioni dell’ordine internazionale liberale, con particolare riferimento al ruolo di Pechino nei principali regimi internazionali e alle iniziative volte a plasmarne di nuovi, a partire dalla BRI;
  • il ruolo dei diversi attori coinvolti nel processo di politica estera cinese, così come il ruolo di attori non governativi nella proiezione internazionale della “Global China”;
  • dimensioni e limiti della proiezione militare cinese all’interno e all’esterno del contesto regionale, inclusa la partecipazione a meccanismi di cooperazione internazionale come le operazioni di peacekeeping delle Nazioni unite;
  • obiettivi e strumenti del “potere discorsivo” della Cina e rapporto tra dimensione “soft” e “hard” del potere cinese nella sua proiezione internazionale;
  • reazioni alla proiezione internazionale della Cina: dall’evoluzione della China policy degli Stati Uniti e dell’approccio alla Cina dell’Unione Europea alle dinamiche di resistenza e adattamento alla “Global China” rilevate nei diversi contesti regionali e locali.


I 100 anni del Partito comunista cinese

Anno 2021, volume 12, numero 1

 

Fondato nel 1921 in una fase di debolezza strutturale e radicale trasformazione della Cina, il Partito comunista cinese (Pcc) guida oggi la seconda economia mondiale e si dispone a proiettare l’“approccio cinese” quale formula di governance efficace anche oltre i confini cinesi. Tali confini restano contestati a vari livelli. Sul piano istituzionale interno è mutato l’assetto “un paese, due sistemi” in seguito all’implementazione della Legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong. Su quello politico-internazionale, la dialettica tra Pechino e l’Occidente ha riportato la componente ideologica in primo piano, con riflessi sulla stabilità nello stretto di Taiwan. Sul versante identitario, l’esercizio di una più pervasiva influenza sulla definizione del perimetro e dei caratteri che qualificano la “cinesità”, soprattutto rispetto alle minoranze nazionali e alle comunità della diaspora cinese, colloca il Pcc in una posizione centrale rispetto alle strategie di costruzione di senso e di rappresentazione di sé anche di individui e comunità che non necessariamente hanno un passaporto della Repubblica popolare cinese.

Al contempo, la robusta crescita dell’economia “socialista di mercato” cinese e la risposta alla pandemia da Covid-19 corroborano la credibilità politica del Pcc quale agente di modernizzazione, sia dinnanzi all’opinione pubblica interna, sia presso i paesi che puntano a una diversificazione delle strategie di sviluppo oltre a quelle prospettate dalle istituzioni internazionali dominate dai paesi occidentali. La legittimazione fondata sulla performance del sistema di governance leninista cinese nell’accrescere la disponibilità di risorse materiali presso la popolazione è integrata dalla componente repressiva, che determina la compressione degli spazi di emancipazione individuale, libera impresa, rappresentanza sociale e azione collettiva non supervisionati al Pcc.

Questo numero di OrizzonteCina accoglie articoli non precedentemente pubblicati che offrano un contributo originale su tematiche significative riferite al centenario del Partito comunista cinese, tra cui (e non esclusivamente) le seguenti:

  • l’apparato filosofico-concettuale che integra l’ideologia del Pcc
  • il percorso della Cina verso una propria originale modernità/modernizzazione;
  • il dispositivo istituzionale del Partito-Stato nella Repubblica popolare cinese;
  • il rapporto Stato-mercato;
  • le relazioni tra Pcc, interessi organizzati e società civile cinese;
  • il ruolo del Pcc nella ridefinizione della storia e dell’identità “cinese”;
  • le articolazioni e le politiche di proiezione internazionale del Pcc;
  • la revisione dell’eredità delle diverse “generazioni” della leadership del Pcc;
  • la visione del mondo del Pcc, e del ruolo della Cina all’interno di esso;
  • il Pcc nelle case e nelle comunità dei cinesi dentro e fuori la Rpc.