Molteplicità e non naturalità degli spazi nella produzione del progetto di architettura

  • Riccardo Palma Politecnico di Torino

Abstract

Volevo riprendere il discorso sulla non naturalità dello spazio e sulle implicazioni di questo fatto nel progetto d'architettura. Ho proposto di inserire nella bibliografia del seminario il libro Il progetto locale. Verso la coscienza di luogo di Alberto Magnaghi (2000) perché mi sembrava un esempio interessante di una proposta progettuale che, seppur alla scala territoriale, si fonda sulla molteplicità degli spazi e sulla loro non-naturalità. Anche sulla scorta del pensiero di Henry Lefebvre (1974), Magnaghi afferma la necessità di fondare lo spazio dell'abitare mediante rappresentazioni identitarie: «La descrizione identitaria è un documento culturale che identifica struttura e carattere di lungo periodo del luogo, indipendentemente dai suoi usi attuali e futuri» (2000, 124). Tale descrizione, essendo una rappresentazione, produce uno spazio che non le preesiste. Ogni lettura dello spazio produce effetti, è performativa, è quindi una scelta: in qualche modo si tratta anche di una scelta politica. A me sembra che una questione centrale per la cultura architettonica contemporanea riguardi il riconoscimento del fatto che gli spazi all'interno dei quali progettiamo sono spazi "prodotti" e quindi non sono mai unici, ma sempre molteplici.