Gli spazi della musica https://www.ojs.unito.it/index.php/spazidellamusica <p>Rivista <em>open access</em> di ricerca musicologica e culture comparate pubblicata presso la</p> <p><strong>Università degli Studi di Torino</strong><strong>&nbsp;–&nbsp;Dipartimento di Studi Umanistici (StudiUm)</strong></p> <p>ISSN&nbsp; 2240-7944</p> it-IT <div id="copyrightNotice"> <p><a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/deed.it" rel="license"><img style="border-width: 0;" src="http://i.creativecommons.org/l/by-nc-nd/3.0/88x31.png" alt="Licenza Creative Commons"></a><br>Quest'opera è distribuita con <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/deed.it" rel="license">licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported</a>. Tutti i diritti relativi a quanto pubblicato su «Gli spazi della musica», compreso il diritto di pubblicazione, restano di proprietà esclusiva degli autori.</p> </div> glispazidellamusica.studium@unito.it (Marida Rizzuti) luca.rossettocasel@unito.it (Luca Rossetto Casel) dom, 20 dic 2020 17:44:10 +0100 OJS 3.1.1.2 http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss 60 L'ora della musica in tv. La divulgazione della musica in televisione dal 1954 a oggi https://www.ojs.unito.it/index.php/spazidellamusica/article/view/5388 Marida Rizzuti, Anna Scalfaro ##submission.copyrightStatement## https://www.ojs.unito.it/index.php/spazidellamusica/article/view/5388 mar, 15 dic 2020 00:00:00 +0100 Arturo Benedetti Michelangeli, Glenn Gould e la Raitre di Angelo Guglielmi. La performance musicale della televisione https://www.ojs.unito.it/index.php/spazidellamusica/article/view/5389 <p>L’articolo studia comparativamente la forme di mediazione musicale offerta da due trasmissioni televisive riguardanti due eccezionali interpreti del pianoforte – Arturo Benedetti Michelangeli presentato da Roman Vlad e Glenn Gould presentato da Piero Rattalino – andate in onda sulla Raitre di Angelo Guglielmi (1987-1994). Le trasmissioni vengono intese come un sistema di performance stratificate: quella del medium televisione entro il sistema mediale italiano degli anni considerati; quella della rete televisiva RAI nell’ambito del regime di concorrenza con le televisioni commerciali; quella delle trasmissioni televisive in quanto fondata sulle tecniche e sulla performatività del video; quella dei presentatori che si posiziona tra il musicista e il suo pubblico; quella dei musicisti, che usano la musica e la televisione per offrire una presentazione di sé. L’analisi è preparata da una discussione teorico-metodologica che chiarisce l’utilità di uno studio della televisione in quanto mediazione musicale attraverso il ricorso a una impalcatura interdisciplinare che integra la riflessione dei <em>media studies</em> e dei <em>performance studies</em> nella musicologia storica. Le conclusioni riprendono la discussione teorica alla luce dei casi analizzati e considerano la mediazione musicale delle due trasmissioni come sintomo di tensioni mediali e musicali che attraversano un sistema culturale unico e irriducibile, in prospettiva archeologica.</p> <p>The article offers a comparative analysis of two television programmes about two exceptional piano performers – Arturo Benedetti Michelangeli presented by Roman Vlad, and Glenn Gould presented by Piero Rattalino – broadcast by Raitre during Angelo Guglielmi’s direction (1987-1994). I consider these programs as a system of multi-layered performances: that of the medium within the Italian media system of those years; that of the television network in the context of RAI’s competition with commercial television; that of the television programmes as based on video techniques and performativity; that of the presenters in their position between the musician and his audience; that of the musicians who use music and television in order to offer a self-presentation. The analysis is prepared by a theoretical and methodological discussion that justifies the need to investigate television as musical mediation. The discussion resorts to an interdisciplinary framework that integrates media studies and performance into historical musicology. The conclusions resume the theoretical discussion in the light of the case studies and consider the musical mediation of the two television programmes as symptom of media and musical tensions that cross a unique and irreducible cultural system, in an archaeological perspective.</p> Alessandro Cecchi ##submission.copyrightStatement## https://www.ojs.unito.it/index.php/spazidellamusica/article/view/5389 mar, 15 dic 2020 00:00:00 +0100 La divulgazione musicale in Rai-tv fra gli anni Sessanta e Ottanta. ‘Specchio sonoro’ di Roman Vlad (1964) e ‘Tutto è musica’ di Vittorio Gelmetti (1980) https://www.ojs.unito.it/index.php/spazidellamusica/article/view/5390 <p style="margin-bottom: 0cm;" lang="en-GB" align="justify"><span style="font-family: arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nei primi trent’anni di attività (il servizio televisivo viene inaugurato il 3 gennaio 1954), la divulgazione musicale in Rai-tv si esplica, oltre che con la messa in onda di eventi operistici e sinfonici, anche con l’ideazione e realizzazione di programmi pedagogico-educativi. Sul Secondo canale, in particolare, la Rai produce alcuni programmi affidati a noti musicologi: è il caso di&nbsp;<em>Specchio sonoro</em>, in cui Roman Vlad illustra vita e opere di grandi compositori del Novecento (Bartók, Stravinskij, Prokof’ev, Schönberg, Berg e Webern), inquadrandoli nel contesto storico-culturale e illustrandone lo stile mediante esemplificazioni al pianoforte. Nel decennio successivo i programmi con espliciti intenti educativi, dominati dalla figura del docente-esperto, cedono il passo a programmi più vicini al genere “inchiesta”, in cui predomina l’approfondimento della notizia, l’indagine della dimensione attuale. Nei tredici appuntamenti di&nbsp;<em>Tutto è musica</em> (1980), il compositore Vittorio Gelmetti tenta di affrontare il “fenomeno musica” sotto svariati punti di vista, evitando distinzioni qualitative di generi, epoche e civiltà. &nbsp;<br>Mediante l’analisi di queste due trasmissioni a puntate – <em>Specchio sonoro</em> e <em>Tutto è musica</em> – il saggio intende porre in luce due diversi modi di divulgare la musica in televisione, corrispondenti a quelle fasi della televisione italiana che Umberto Eco ha compendiato nelle definizioni “paleo-tv” e “neo-tv”.<br><br>In its first thirty years of activity (the television service started on January 3, 1954), Rai-tv popularised art music not only by airing opera and symphonic events, but also by designing and producing pedagogical and educational programmes. Particularly on the Second channel, Rai produced a few programmes on art music led by important musicologists: it is the case of <em>Specchio sonoro</em>, in which Roman Vlad illustrates the life and works of 20th-century great composers (Bartók, Stravinskij, Prokof’ev, Schönberg, Berg, and Webern), setting them in their historical and cultural context and explaining their style by playing their pieces on the piano. In the following decade, programmes with explicit educational goals, led by expert-lecturers, give way to programmes that are more related to the genre of “investigation”, where in-depth news analysis and the investigation of current dimension prevailed. In the thirteen episodes of&nbsp;<em>Tutto è musica</em>, composer Vittorio Gelmetti attempts an analysis of the “musical phaenomenon” under several perspectives, avoiding qualitative distinctions between genres, periods of time and civilisations. &nbsp;<br>Through the analysis of these two broadcasts – <em>Specchio sonoro</em> and <em>Tutto è musica</em> – the essay aims to highlight two different ways of divulging music on television, corresponding to those phases of Italian television that Umberto Eco summarised in the definitions “paleo-tv” and “neo-tv”.</span></span></p> Anna Scalfaro ##submission.copyrightStatement## https://www.ojs.unito.it/index.php/spazidellamusica/article/view/5390 mar, 15 dic 2020 00:00:00 +0100 Chi è Johann Sebastian Mastropiero? https://www.ojs.unito.it/index.php/spazidellamusica/article/view/5391 <p>Chi è Johann Sebastian Mastropiero? Il pubblico ispanico lo sa bene: è il personaggio feticcio dei Les Luthiers. Ma chi sono questi Luthiers? Si sono mai visti in televisione? No, in televisione ci sono stati di rado, ma dopo una storia cinquantennale di successi teatrali in America Latina e in Spagna, gli spettacoli del gruppo comico-musicale argentino Les Luthiers sono ora accessibili a una platea mondiale grazie a YouTube. In questo saggio ci proponiamo dimostrare come l’alto livello musicale delle loro <em>performances</em>, la straordinaria vena inventiva e l’uso raffinato dell’ironia conferiscano una valenza anche educativa alle parodie surreali dei generi musicali (dalla musica antica fino all’opera lirica e al folklore latinoamericano) che i Luthiers hanno proposto nel corso della loro parabola artistica.</p> <p>Who is Johann Sebastian Mastropiero? The Hispanic public knows it well: he is the fetish character of Les Luthiers. But who are these Luthiers? Have we ever seen them on television? No, they have rarely been on television, but after a fifty-year history of theatrical success in Latin America and Spain, the shows of the Argentinean comic-musical group Les Luthiers are now accessible to a worldwide audience thanks to YouTube. In this essay we aim to show how the high musical level of their performances, the extraordinary inventive vein and the refined use of irony give an educational value to the surreal parodies of musical genres (from ancient music to opera and Latin American folklore) that the Luthiers have proposed during their artistic career.</p> Guido Magnano, Alessandro Perissinotto ##submission.copyrightStatement## https://www.ojs.unito.it/index.php/spazidellamusica/article/view/5391 mar, 15 dic 2020 00:00:00 +0100 Costruire e ricostruire un evento televisivo. Le Prime della Scala in diretta su Raiuno (2016-2019) https://www.ojs.unito.it/index.php/spazidellamusica/article/view/5392 <p>Questo articolo si concentra sulla dimensione televisiva di un evento come la Prima della Scala, analizzando la messa in onda live del teatro d’opera, le sue implicazioni testuali e contestuali, la rilevanza sia artistica sia cerimoniale di simili occasioni. Applicando lo sguardo dei television studies su un oggetto inevitabilmente di confine, e facendo ricorso principalmente agli studi sulle culture della produzione tv, si affrontano qui in particolare le quattro Prime che negli ultimi anni sono state nuovamente trasmesse in diretta su Rai1, da <em>Madama Butterfly</em> (2016) a <em>Tosca</em> (2019). Nella prima parte, sono ricostruite le intenzioni, gli obiettivi e i passaggi promozionali che hanno riportato questo appuntamento annuale al centro dell’offerta televisiva e si mettono a confronto le strategie adottate con l’attenzione da parte della stampa, i risultati di ascolto e i profili di visione. Nella seconda parte, è invece approfondito il dialogo che si viene a stabilire tra lo spettacolo operistico e quello televisivo, affrontando le implicazioni della collocazione delle Prime nei palinsesti e poi valutando i numerosi elementi di negoziazione tra la regia teatrale e quella televisiva, grazie alla testimonianza di alcuni professionisti coinvolti. Da questa analisi emergono così le differenti finalità, gli inevitabili compromessi, le necessità mediali, dando risalto a una dimensione spesso trascurata ma cruciale di un evento molteplice quale il 7 dicembre scaligero.</p> <p>This article focuses on the televisual dimension of an event such as the Prima della Scala, in Milan, analyzing the live broadcast of the opera, its textual and contextual implications, the artistic and ceremonial relevance of such an occasion. Applying the perspective of television studies to an inevitably borderline object, and making use mainly of television production cultures, the four Prime broadcast live in recent years on the first public service network will be analyzed, from <em>Madama Butterfly</em> (2016) to <em>Tosca</em> (2019). In the first part of the article, the goals, objectives and promotional steps that brought this annual event back to the center of the Italian television offer are reconstructed, and these strategies are compared with the attention given by the press, the ratings and the viewing profiles. In the second part, then, the main focus switches on the dialogue established between the opera and its television broadcast, addressing the implications of the placement of the Prime inside the television schedules and evaluating the many negotiations happening between theatre and television directors, thanks to the testimony of some professionals involved. This analysis highlights the many layers, the inevitable compromises, and the media logic, putting under the spotlight an often neglected but crucial dimension for a stratified event such as the December 7th openings of the Scala Theatre.</p> Luca Barra ##submission.copyrightStatement## https://www.ojs.unito.it/index.php/spazidellamusica/article/view/5392 mar, 15 dic 2020 00:00:00 +0100 ‘La via della musica’. Rischi e trasformazioni del live film opera nelle produzioni Rai di Andrea Andermann https://www.ojs.unito.it/index.php/spazidellamusica/article/view/5393 <p>Nella storia recente della Rai merita un’indagine complessiva il ciclo di opere in diretta tv La via della musica, prodotto da Andrea Andermann. Si tratta di <em>live film operas</em>, adattamenti cinematografici del melodramma, costruiti nel momento stesso della rappresentazione, senza ricorrere ad alcuna forma di montaggio o di postproduzione. L’analisi dei quattro eventi diffusi in mondovisione tra il 1992 e il 2012 (<em>Tosca nei luoghi e nelle ore di Tosca</em>, <em>Traviata à Paris</em>, <em>Rigoletto a Mantova</em>, <em>Cenerentola: una favola in diretta</em>) permette di riflettere sulla nozione di <em>liveness</em> operistico, suggerendo uno sguardo approfondito sulle reazioni emotive vissute dagli spettatori della rappresentazione mediale, sulle trasformazioni tecnologiche della Rai nell’arco di un ventennio, e sulle differenti strade registiche percorribili all’interno del medesimo progetto televisivo. Le produzioni da una parte mirano alla massima trasparenza e <em>mimesis</em> del fruitore, dall’altra enfatizzano le incertezze dell’operazione tecnologica, sfruttando la naturale amplificazione della diretta televisiva. I registi scritturati da Andermann adattano le loro scelte al progetto mediale, trovando soluzioni originali alla diffusione dell’opera in modalità <em>live film</em>. Resta però comune la percezione del rischio, condivisa da produttori e destinatari dell’esperimento. I pericoli di una <em>Tosca</em> concepita in modalità <em>hi-tech</em> vanno commisurati alla stessa data della produzione (1992). <em>Traviata</em> cerca uno sfruttamento altamente acrobatico della multidimensionalità spaziale e del personaggio-<em>steadycam</em>. <em>Rigoletto</em> sperimenta un dialogo con le <em>locations</em>, che costringe i protagonisti del cast a movimenti innaturali, spesso al di fuori della <em>comfort zone</em> di un cantante. <em>Cenerentola</em> infine gioca la carta azzardata della commistione tra opera e <em>cartoon</em>, tentando anche la temeraria strada del ritocco alla partitura rossiniana. L’articolo analizza le principali trasformazioni del ciclo, sottolineando proprio le comuni dinamiche del rischio, che avvicinano <em>liveness</em> e <em>live</em> in un originale sfruttamento dello strumento televisivo</p> <p>In the recent history of the Rai, La via della musica, the series of operas produced by Andrea Andermann and broadcast live on tv, merits a comprehensive study. This is a series of live film operas, cinematographic adaptations of opera, created at the very moment of performance without resorting to any form of cutting or post-production editing. An analysis of the four events, broadcast worldwide between 1992 and 2012 (<em>Tosca nei luoghi e nelle ore di Tosca</em>, <em>Traviata à Paris</em>, <em>Rigoletto a Mantova</em>, <em>Cenerentola: una favola in diretta</em>) allows for a consideration of the notion of operatic liveness, suggesting an in-depth look into the emotional reactions of the audience of a media performance, the Rai technical transformations over a period of twenty years, and the paths that different directors take within the same television project. On the one hand, the productions aim to achieve the greatest transparency and the mimesis of the viewer; on the other hand, they emphasize the uncertainty of the technological effort, exploiting the natural amplification of live television. The directors engaged by Andermann (Giuseppe Patroni Griffi, Marco Bellocchio, Carlo Verdone) adapt their choices to the media project, finding individual solutions to the broadcasting of the opera as a live film. What they all have in common, however, is the perception of risk, shared by both the performers and viewers of the experiment. The dangers of a <em>Tosca</em> conceived in high-tech are proportionate to the production date itself (1992). <em>Traviata</em> attempts an extremely acrobatic exploitation of spacial multi-dimensionality and of the steadycam-character. <em>Rigoletto</em> experiments with a dialogue of locations, forcing the protagonists to move unnaturally, often outside a singer’s comfort zone. Finally, <em>Cenerentola</em> plays the wild card of mixing opera and cartoon, attempting also the daring move of altering Rossini’s score. The article highlights the shared element of risk while analyzing the main transformations in the series that bring together <em>liveness</em> and <em>live</em> in an original utilization of television.</p> Andrea Malvano ##submission.copyrightStatement## https://www.ojs.unito.it/index.php/spazidellamusica/article/view/5393 mar, 15 dic 2020 00:00:00 +0100